VASTA OPERAZIONE DELLA GDF CONTRO LA CAMORRA
e Napoli, con la quale è stato inferto un colpo durissimo al clan camorristico M., operante principalmente nell'area di Giugliano in Campania, ma con propaggini in diverse zone campane e, soprattutto, nel Lazio.
I reati contestati ai soggetti tratti in arresto sono relativi l'associazione per delinquere di stampo mafioso,il concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, l'estorsione, la violenza privata, l'intestazione fittizia di beni ed esercizio abusivo di attività finanziaria.
L'azione di coordinamento della D.D.A. di Napoli ha permesso di condurre contestualmente, in perfetta sintonia, due distinte operazioni tra loro collegate che hanno avuto, quale esito finale - dopo circa due anni di indagini serrate della Guardia di Finanza di Roma e Napoli - l'aggressione alla struttura di comando ed alla principale componente economica del citato clan camorristico.
Con l'operazione "SFREGIO", condotta dal Nucleo P.T. - G.I.C.O. del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, si è pervenuti alla cattura di M. F., ritenuto l'attuale reggente dell'omonimo clan camorristico.
Le indagini si sono rivelate particolarmente complesse ed hanno coinvolto numerosi soggetti vicini al boss, consentendo di verificarne il ruolo di indiscusso leader, anche nella attuale gestione degli affari illeciti del clan, come comprovato dalle numerose perquisizioni, intercettazioni telefoniche ed ambientali e dagli importanti contributi testimoniali dei collaboratori di giustizia.
Si sono dimostrate cruciali le intercettazioni ambientali condotte dagli uomini del GICO della Guardia di Finanza di Napoli, che sono riusciti ad installare sistemi di captazione all'interno del bunker in cui il capoclan operava: la sede di una compagnia di assicurazione, intestata formalmente alla figlia, ma di fatto gestita dallo stesso M. F. e direttamente collegata all'abitazione del capoclan, nella quale si svolgevano delicate riunioni aventi ad oggetto gli aspetti più riservati della vita dell'organizzazione criminale, quali pagamenti di tangenti estorsive, acquisti di armi, rendiconti sulle gestioni di imprese ed attività formalmente intestate a prestanome o ad insospettabili uomini di fiducia del clan.
È stato così possibile captare in diretta conversazioni di tenore inequivocabile ed attestanti lo specifico coinvolgimento del capoclan M. F. anche nella gestione dell' "affare caffè", ovvero nella imposizione agli esercizi commerciali del Giuglianese della fornitura del CAFFÈ S., distribuito dalla società gestita dal nipote di M. F., D. G.
Nessun rivenditore poteva sottrarsi: tutti dovevano rifornirsi esclusivamente dalla società di D.G., altrimenti "se la sarebbero vista" direttamente con il capoclan.
E cosi tutti gli imprenditori "si mettevano a disposizione".
L'operazione "SFREGIO" costituisce un indiretto riscontro all'attività investigativa posta in essere dal GICO della Guardia di Finanza di ROMA che, con l'operazione "CAFFÈ MACCHIATO", ha oggi portato alla cattura di 6 persone, che si ritiene costituissero una cellula camorristica che curava, attraverso la costituzione di soggetti economici operanti in vari settori, il reimpiego e gli investimenti nell'economia legale dei proventi illeciti del clan.
Tra le persone arrestate figurano, appunto, quali soggetti di riferimento nell'ambito della citata cellula, i fratelli D. G. e D. C. A., nipoti di M. F..
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno consentito, finalmente, di ricostruire il funzionamento del clan M., soprattutto nel versante speculativo ed imprenditoriale, non solo nella Regione Campania, ma anche nelle altre Regioni italiane, soprattutto il Lazio.
Da tali dichiarazioni (poi tutte riscontrate dalle attività della Polizia Giudiziaria) si è avuto modo di accertare in che modo la cellula operativa del clan M. si era infiltrata nel mondo dell'imprenditoria lecita, con particolare riferimento al settore edilizio, ed aveva costituito, grazie alla regia ed alla fattiva collaborazione di soggetti particolarmente esperti e fidati, numerose società immobiliari.
Le attività di riscontro hanno portato all'individuazione di importanti speculazioni edilizie e realizzazioni di immobili di pregio, soprattutto in Provincia di Roma, dove, tra l'altro, la cellula operativa del clan M. aveva operato stringendo accordi economici con esponenti di spicco del clan "dei C.", con i quali condivideva il prodotto finale delle attività illecite (tra tali speculazioni è stato individuato un grosso complesso edilizio, realizzato in joint venture tra esponenti del clan M. e del clan dei C.
Anche nella gestione della distribuzione del caffè S., che, poi, si è rivelata un'autentica imposizione di tipo estorsivo del clan M., si è riscontrata l'esistenza di un vero e proprio accordo con il vertice del clan dei C., in modo:
- da garantire l'espansione degli interessi del clan M. anche in aree tradizionalmente "controllate" dal clan dei C., previo riconoscimento di una tangente che veniva pagata al "gruppo S.",
- da assicurare l'avallo al trasferimento dello stabilimento industriale S. da Giugliano a Castelvolturno (ovvero in un'area di influenza del clan dei C.), con esenzione del "pizzo" previsto dalle organizzazioni camorristiche in caso di nuovi insediamenti industriali.
All'esito di tale complessa ed articolata attività investigativa, è stato così possibile delineare i contorni dell'impresa camorristica attiva in diversi settori economici:
- quello edilizio, con peculiare riferimento all'esecuzione di rilevanti investimenti immobiliari nel territorio della regione Lazio;
- quello della lavorazione e della commercializzazione del caffè;
- quello della distribuzione del caffè S.;
- quello della gestione di agenzie di scommesse sportive, tramite la ditta individuale L. D. - e del commercio all'ingrosso di prodotti medicali e parafarmaceutici - a mezzo di soggetti legati - più o meno intensamente - al clan M. dal punto di vista fiduciario ed operativo.
Si ha ragione di ritenere che si tratti di "imprese camorristiche" in quanto le indagini hanno consentito di appurare che gli indagati:
- divenivano essi stessi imprenditori "in occulta società" con i soggetti produttivi radicati sul territorio di interesse;
- impiegavano in queste attività apparentemente lecite proprio gli ingenti proventi derivanti dalle iniziative del clan camorristico e, quindi, derivanti anche dalla esecuzione di estorsioni.
Un'importante componente della "cellula" operativa imprenditoriale del clan M. è quella di coloro che assicuravano costanti flussi finanziari mediante "cambi di assegni" ed interposizione di soggetti economici estranei ai fatti nelle relative transazioni finanziarie, al fine di farne perdere definitivamente la riconducibilità agli affari del clan.
L'imponenza e la rilevanza dell'operazione è facilmente desumibile dai provvedimenti cautelari reali disposti dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, il quale, accogliendo la prospettazione accusatoria della D.D.A. di Napoli, non solo ha disposto le catture, ma ha anche ordinato il sequestro:
- di circa 900 immobili;
- di 23 aziende commerciali, aventi sede a Giugliano, ma operanti, in gran parte, in Provincia di Roma;
- di circa 200 rapporti bancari;
- di numerose auto e moto di lusso.
Per un valore complessivo stimato in oltre 600 milioni di euro.
Il patrimonio sequestrato si compone principalmente di beni immobili che erano entrati nella disponibilità degli indagati.
Al riguardo sono state sequestrate circa 300 unità immobiliari (tra fabbricati e terreni).
Le società "camorriste" sopra indicate oltre ad immobili realizzati a Giugliano in Campania (circa 90 unità immobiliari) hanno, di contro, effettuato la maggior parte degli investimenti in Provincia di Roma con circa 150 unità immobiliari.







