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TAHRIR: La prima cronaca in tempo reale della rivoluzione egiziana, a fianco dei protagonisti

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Elsayed, Noha, Ahmed sono giovani egiziani di poco più di vent’anni. Una settimana fa sono scesi a manifestare contro il regime di Mubarak e si sono ritrovati ad essere gli attori di una rivoluzione. Sono venuti da tutto l’Egitto, da Alessandria, da Luxor, da Suez. Occupano la Piazza notte e giorno, parlano, urlano, cantano insieme ad altre migliaia di egiziani tutto quello che non hanno mai potuto dire apertamente.
Le repressioni sanguinose del regime rinforzano la protesta; in Piazza Tahrir si resiste, si lotta, si impara a discutere e a lanciare pietre per difendersi, a inventare slogan e a curare i feriti, a sfidare l’esercito e a preservare il territorio appena conquistato: uno spazio di libertà, un centro di democrazia in cui si dorme poco, si discute di politica, si intavolano dibattiti con degli sconosciuti, ci si ubriaca di parole.
Diciotto giorni in Piazza Tahrir cambiano la vita a tutti, ma soprattutto ai giovani che questa rivoluzione l’hanno iniziata uscendo dal mondo virtuale di Facebook dove per la prima volta si erano riuniti.

Negli ultimi vent’anni sono andato quasi ogni anno al Cairo e non mi sarei mai aspettato quello che è successo. Il 29 gennaio 2011, dopo ore incollato alla cronaca on-line della rivoluzione, frammentaria e a bassa risoluzione, ho deciso di partire per vedere chi fossero le migliaia di persone che per la prima volta in 30 anni sfidavano lo stato di emergenza e il regime. Volevo capire cosa volessero, quali fossero i loro orientamenti politici e riferimenti simbolici, come si immaginassero il futuro. In Piazza Tahrir si presentava un’occasione unica: filmare la società egiziana, gente di ogni provenienza e classe sociale, tutti insieme per la prima volta, uniti per abbattere la dittatura, asserragliati all’interno di una enorme piazza dove i poliziotti e gli sgherri del regime non potevano entrare. Sono stato testimone del risveglio politico di una generazione di giovani che ha vissuto tutta la propria vita sotto una dittatura, che impara a discutere, ad ascoltare, a confrontarsi nello spazio di una piazza occupata dove per parlare del futuro e di politica ci si dimentica perfino di dormire. La violenza del regime non fa che aumentare la forza delle proteste: la brutalità assedia la parola, ma la parola vince.
Stefano Savona

Tahrir è disponibile a noleggio tramite CineAgenzia fino a dicembre 2012, in copie video, per proiezioni pubbliche in sale cinematografiche, circoli del cinema, scuole, università, biblioteche,
associazioni e istituzioni culturali, e qualsiasi altro spazio attrezzato